Terapia sessuale sistemica - Ulrich Clement

11.01.2026

Terapia sessuale sistemica (Ulrich Clement): quando il sintomo parla della relazione

Capita spesso che una coppia chieda aiuto portando un "problema sessuale" come se fosse un guasto localizzato: un desiderio che cala, un'erezione che non arriva, un dolore che interrompe. In Terapia sessuale sistemica, Ulrich Clement invita invece a cambiare prospettiva: non perché la dimensione sessuale non conti, ma perché raramente è riducibile a un fatto tecnico, prestazionale o puramente anatomico. La sessualità, nel suo modello, è un luogo dove la relazione si manifesta con particolare chiarezza, e dove i significati—talvolta non del tutto consapevoli—trovano un canale di espressione.

Dentro questa cornice, il sintomo non è solo qualcosa da "togliere" o normalizzare: è un segnale. Clement lo tratta come un varco clinico, una sorta di pertugio attraverso cui osservare dinamiche più ampie: il modo in cui i partner si incontrano, si proteggono, si sintonizzano, si evitano, si chiedono troppo o troppo poco. È una logica sistemica e circolare: il sintomo nasce e si mantiene nel circuito relazionale e, una volta attivato, tende ad autoalimentarsi.

Un passaggio che rimane particolarmente attuale è l'idea del sesso come rituale. Non un rituale nel senso romantico del termine, ma una ripetizione che può servire (anche inconsapevolmente) a confermare il legame, a rassicurare, a evitare conflitti, oppure a tamponare distanze che altrove non trovano parola. In questa prospettiva, la domanda clinica si sposta: non "perché non funziona?", ma "che funzione sta svolgendo, qui e ora, questa sessualità—o questa assenza di sessualità—nella relazione?".

ll testo si distanzia nettamente da un'ottica funzionalista, dove la disfunzione è l'oggetto principale e la sessualità tende a coincidere con la performance. Un esempio tipico è la caduta del desiderio senza cause organiche evidenti: Clement la considera spesso legata a dinamiche relazionali, a un equilibrio di coppia che può essere anche "buono" sul piano affettivo e tuttavia erotically impoverito. Nella presentazione dell'edizione italiana, questo punto è formulato in modo molto diretto: il desiderio sessuale nasce dalla differenza e, dato che reggere la differenza è difficile, le coppie rischiano di ripiegare su una sessualità del "minimo comune denominatore" o di entrare in una paralisi sessuale che coesiste con una relazione emotivamente vitale.

Da qui l'accento sul "potenziale erotico" dell'individuo e della coppia, che nel tuo testo è già ben colto: l'intervento non punta solo a riparare un deficit, ma ad ampliare possibilità. Non si tratta di inseguire un'armonia artificiale; semmai, di aumentare la capacità dei partner di tollerare il conflitto senza viverlo come una minaccia per il legame. E soprattutto di passare—per usare le parole che hai ripreso—da un'intimità centrata sull'altro a un'intimità centrata su di sé: perché "fare sesso" non coincide automaticamente con una sessualità soddisfacente, e perché un contatto erotico vivo richiede anche soggettività, confini, differenze.

Sul piano del metodo clinico, questa impostazione si traduce in un'anamnesi che non raccoglie solo dati, ma storia: la storia sessuale della coppia, le fasi critiche attraversate, gli incastri ricorrenti. Accanto a questo, l'esplorazione individuale dei concetti personali di intimità e desiderio, e dei "miti" che ciascuno porta con sé (idee implicite su cosa sia normale, giusto, dovuto, ecc.). L'obiettivo, in filigrana, non è far coincidere i desideri, ma renderli pensabili e negoziabili: una terapia sistemica della sessualità, infatti, non può basarsi sull'identità del desiderio bensì sulla sua disparità, lavorando sui profili sessuali dei partner e sulle dinamiche che ne derivano.

Ulrich Clement, Terapia sessuale sistemica, Raffaello Cortina Editore, collana "Psicologia clinica e psicoterapia", edizione italiana a cura di T. Arcelloni.

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