Matrimonio Egualitario per le coppie LGBT+: uno studio afferma che sposarsi fa bene alla salute, di tutti!

25.03.2019

Alcuni ricercatori hanno mostrato la relazione che c'è tra il matrimonio degli uomini eterosessuali e le loro condizioni di salute, a lungo termine. Infatti, basti pensare che uomini non sposati eterosessuali hanno un rischio di mortalità pari al 250 per cento in più rispetto ai loro coetanei sposati [1]. Ovviamente è molto difficile, in materia di ricerca, isolare la variabile "matrimonio" come fattore concorrente alla salute dell'uomo, ma i risultati, che non stanno assolutamente in un rapporto di causa-effetto, hanno mostrato però questa relazione, quindi almeno un collegamento ci sarebbe.

VALE ANCHE PER IL MATRIMONIO SAME-SEX?

Dunque, anche il matrimonio tra persone dello stesso sesso influenzerebbe positivamente la salute delle persone omosessuali? Dato che il riconoscimento giuridico per le relazioni tra persone dello stesso sesso è uno sviluppo relativamente recente, i ricercatori si occupano della questione solo da poco tempo. Una ricerca, però, ha dato l'avvio ad una serie di studi in merito, suggerendo che il solo atto di estendere uguali diritti del matrimonio alle coppie dello stesso sesso può produrre benefici per la salute.

Lo studio ha messo in evidenza come le visite mediche degli uomini gay e bisessuali presso un centro sanitario locale in Massachusetts, nel giro di un anno, siano diminuite, sia per malattie fisiche che per malattie mentali (su un campione di oltre 1.200 pazienti) [2].

MENO RICORSO ALLE CURE MEDICHE ANCHE TRA I SINGLE

Il dato forse ancora più interessante di questi risultati è che questa diminuzione del ricorso alle cure mediche si è verificato, per gli uomini gay e bisessuali, sia che essi fossero in relazione sia che non lo fossero. In altre parole, i benefici sulla salute non dipenderebbero necessariamente dall'avere o meno una relazione. Sembrerebbe, infatti, agire ad un livello superiore, ovvero sulla possibilità di poter pensare di progettare una vita a lungo termine, condivisa con il proprio partner attraverso il riconoscimento anche legale del matrimonio.

Una possibile spiegazione di tale fenomeno potrebbe stare nel fatto che diventa "accessibile" all'uomo (o donna) omosessuale e bisessuale l'idea, la rappresentazione mentale, di costituire la propria famiglia o, più semplicemente, di sapere di poterlo fare, come tutti gli altri. In secondo luogo, tale riconoscimento sicuramente avrebbe le sue influenze nel mediare il Minority Stress (stress delle minoranze) (Lingiardi, 2007) nonché lo stigma e il pregiudizio verso le persone omosessuali e bisessuali.

LA DANIMARCA: I DATI PIÙ LONGEVI

La Danimarca, che ha riconosciuto i diritti omosessuali dal 1989 è riuscita a fornire molti dati sulla modalità di vita e sui tassi di mortalità negli anni tra il 1982 e il 2011. In questa analisi, infatti, i risultati hanno indicato che il tasso di mortalità, seppur aumentato per altri gruppi di persone (single o divorziati), era diminuito, invece, per le persone sposate in relazioni omosessuali [3].

IL CALO DI SUICIDI NEGLI USA

Infine, un recente studio ha analizzato i dati nazionali degli Stati Uniti esaminando la relazione tra l'introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e i tentativi di suicidio tra gli studenti LGBT delle scuole superiori. Questo studio ha considerato i dati provenienti da 32 stati che hanno integrato il matrimonio egualitario tra il 2004 e il 2015, rispetto ai tassi di suicidio da prima e dopo l'introduzione di tale diritto. Il risultato più evidente è decisamente quello che mostra un decremento pari al 7% dei tentati suicidi nella popolazione studentesca LGBT (dichiarata).

UNA RELAZIONE, NON UNA CAUSALITÀ

Anche in quest'ultimo caso si parla di relazione tra dati e non di una causalità diretta; inoltre diventa importante riconoscere che il matrimonio non fa certo da "cura" per le disparità di salute che interessano le minoranze sessuali. Ma tali dati potrebbero essere letti in un'ottica più generale, profonda e psicologica, ovvero che il riconoscimento di alcuni diritti, quindi dell'esistenza dell'altro, sicuramente differente da noi, sia il presupposto per una vita sana, di tutti e a trecentosessanta gradi.