Textlationship: passami calamaio ed inchiostro che scrivo la mia relazione... in chat!

25.03.2019

"...quando la cosa mi va, se mi va,
quando è il momento e dopo si vedrà,
una parola ancora,
parole, parole, parole"
Parole parole, Mina

Nell'era dei social è lecito pensare che anche le relazioni possano subire degli adattamenti rispetto a ciò che accadeva in passato. Ma denaturare ciò che aveva un determinato significato, vuol dire parlare ancora della stessa cosa? Relazioni appese ad un filo, ad una LAN o ad una rete wifi. Relazioni che passano per Whatsapp, Instagram, Facebook e Snapchat, pronte ad autodistruggersi in ventiquattro ore. Due persone, uno schermo e fiumi di parole, contenuti multimediali, almeno fin quando non va via la luce.

Cos'è. Una semplice descrizione che definisce le Textlationship, relazioni basate sullo scritto attraverso la chat, in cui non è essenziale incontrarsi dal vivo; un rapporto che si basa interamente sullo scambio di messaggi di testo e spesso non va mai oltre questa fase. E non è detto che duri poco: il gioco che si instaura a distanza può creare attesa e sorpresa rispetto all'arrivo dei messaggi con la conseguenza che ciò possa durare anche per molto tempo. Relazione immediata, comoda, sicura, senza tempistiche precise, anzi del tutto indefinite che annullano l'ansia dell'organizzazione degli incontri in una vita piena di impegni. E, soprattutto, sono viste come quell'evasione leggera, frequente e che va, via via, verso l'accettazione.

La regola base è la distanza. Intraprendere relazioni simili potrebbe voler dire riuscire a comunicare emotivamente con l'altro diverso da sé solo a distanza. Oppure che non si ha intenzione di incontrare concretamente l'altro perché magari si è già impegnati, rasentando un tradimento non consumato. E visto che tutto è social, anche la coscienza si alleggerisce un po'. Porre la distanza è la regola base di questo scenario, un codice di sicurezza su cui entrambi devono essere d'accordo in una relazione che solitamente finisce quando uno dei due si stanca perché questa comunicazione non evolve in qualcosa di fisico.

L'altro è un vero e proprio punto di riferimento, con cui si è in contatto costante, con cui vengono scambiate foto e contenuti, con cui si pratica il sexting (scambio via social di contenuti sessuali) per vivere insieme anche una dimensione sessuale 3.0. In particolare, si può cercare piacere sessuale dallo scambio aperto e improntato unicamente sulle comunicazioni erotizzate. L'altro, a questo punto, diviene, a seconda della disponibilità online, uno strumento piacevole e significativo che rispecchia i propri desideri e bisogni, senza "contaminare" troppo, sempre pronti a interrompere la comunicazione, la chat, il gioco, nel momento in cui tali bisogni non sono soddisfatti. Basta un click e si elimina l'altro. Senza vittime, almeno apparentemente (Biscione, 2014).

Solitamente, però, questa distanza, contestualizzata al nostro tempo, potrebbe essere sintomo di una difficoltà relazionale inserita in una modalità del tutto nuova di vivere la relazione. Ipoteticamente, delle forti delusioni passate, la voglia di conformismo e di utilizzare al massimo le potenzialità della rete, oppure semplicemente un gioco dirottato su uno schermo "protettivo" rispetto un'eventuale delusione, ma che permette di vivere a metà questa nuova relazione, senza entrare in contatto con la realtà, o con l'altro.

Talvolta, si tratta di persone che hanno paura di prendere coscienza della loro parte emotiva, preferiscono sognare e rimanere sull'uscio invece che calarsi in una vera storia d'amore. Si previene, sì, il rischio, ma anche la potenzialità, in quanto la vicinanza, fisica ed emotiva, è vissuta come problema e crea blocchi nel lasciarsi andare, nello sperimentare davvero una relazione. In questi casi la fragilità e la paura dell'intimità trovano conforto, perché danno l'alibi di una grande apertura e disinvoltura relazionale, supportando gli autoinganni emotivi.

Alla base di una relazione dovrebbe esserci intimità e vicinanza e fin quando il corpo e le emozioni non saranno ancora completamente "superate" a favore di un'era del tutto tecnologica in cui la relazione non avrà più bisogno di caratteristiche "umane", queste stesse ancora non possono essere escluse. Ma in questo caso di relazioni unicamente virtuali e scritte è come se si fosse ad un ristorante, in cui si assaggiano molti antipasti, potenzialmente avvertendo il senso di sazietà, ma sapendo di non aver fatto un pasto completo.

Come se vi fosse, tra i due partner, uno spazio bianco, in cui potersi divertire, annoiare, commuovere o fare sesso virtuale, con un io in trasferta sul virtuale che permette, sì, di viaggiare leggeri. Questo può farci stare comodi. Come racconta la scrittrice Perosino: "come in un paio di pantofole, nessuna vescica da scarpe nuove o crampi da tacco dodici".

"Una ragazza normale correrebbe il rischio di chiamarlo subito, gli darebbe appuntamento in un bar per ridargli il suo album e in pochi minuti saprebbe se vale la pena di continuare a sognare. Questo si chiama confrontarsi con la realtà. Ma è una cosa a cui Amélie non tiene affatto"
da Il Favoloso Mondo di Amelie - Jeunet, 2001